FRANCA DEL MONACO (ex-docente dell'ITC)

ADOLESCENZA, GIOVINEZZA, MATURITÀ: UN LUNGO TRATTO DI  VITA,  PERCORSO CON VITTORIO.

1 ottobre 1955: ci incontriamo per  la prima volta sui banchi di scuola del IV ginnasio sez. A, al  Liceo Classico Ovidio di Sulmona. Avevamo 13 anni: lui in calzoncini corti, io con i calzini corti. Frequentiamo, sempre nella stessa classe, i due anni del Ginnasio e i tre del Liceo. Nasce così un’amicizia che, nel tempo, diventa sempre più solida e che continua ad arricchirsi perché ci iscriviamo, dopo la maturità classica, alla facoltà di Lettere a Roma.
Le nostre frequentazioni seguitano al mattino ad essere quotidiane e, per preparare diversi esami, ci vediamo anche il pomeriggio per studiare insieme. Vittorio mi raggiungeva nel pensionato universitario alle 15.30. Ci laureiamo e per qualche anno le nostre strade non si incontreranno quotidianamente, ma riprenderanno la cadenza quotidiana nell’ ’83, perché ci ritroviamo lui preside di questo Istituto ed io insegnante di Lettere.
Per me Vittorio è stato un amico vero. L’affetto che ci ha legati è stato fraterno, profondo, sedimentato nel tempo e fondato su una stima reciproca e su una familiarità reale.
Per me lui è stato, oltre che un faro di cultura, esemplare per la capacità che aveva di relazionarsi con chiunque. Con la sua intelligenza lucida e vivace era sempre in grado di comunicare i suoi contenuti e di farsi capire, cosa non sempre facile.
Era un perfetto affabulatore: con uno spiccato senso critico, misto ad un fine sentimento dell’ironia, era in grado di smorzare e di ridurre, col suo umorismo, le tensioni, anche perché Vittorio era veramente buono, mite, disponibile.
Quanto amava ritrovarsi con gli amici! Quante volte ci siamo ritrovati!
Quando iniziava a parlare, si rimaneva tutti incantati, proprio come i bambini e le favole.
Su di me, poi, aveva anche una funzione terapeutica. Quando, dopo una mattinata trascorsa ad insegnare, prima di tornarmene a casa, scendevo in presidenza per salutarlo se lo trovavo libero, lui mi accoglieva con  quel sorriso unico, quegli occhi vivi ed innocenti, quella voce penetrante da tenore e riusciva con la sua comicità istrionica a fugare o la tristezza o la stanchezza o lo sconforto, o lo scontento che accusavo e che lui riusciva a neutralizzare, facendoli convogliare spesso in fragorose risate.
Proprio per aver potuto sperimentare tante sue qualità nel tempo, mi ritengo privilegiata e lo ringrazio per avermi arricchito con la sua personalità di rara statura.